Metodologia di ricerca

La raccolta dei dati sui progetti e gli stanziamenti ha occupato gran parte del lavoro di ricerca, sviluppato tra settembre e gennaio 2020. Oltre a consultare banche dati e archivi disponibili online, abbiamo potuto accedere a un archivio di documenti messo a disposizione dall’Associazione Studi Giuridici sulle Migrazioni, legati ad una serie di richieste di accesso agli atti realizzate dal 2018 al 2020, all’interno del Progetto Sciabaca e Oruka.

Abbiamo considerati come progetti di tipo migratorio tutti quei progetti realizzati in paesi terzi o in collaborazione con essi, ovvero lungo la così detta rotta del Mediterraneo centrale, che alternativamente:

  • Individuano la materia migratoria come obiettivo primario o tra gli obiettivi primari dell’intervento, come riportato in documenti di descrizione del progetto, del finanziamento o in bandi di gara collegati;
  • Pur non avendo un obiettivo diretto e primario di intervento sulle migrazioni, sono parte integrante di programmi, finanziamenti e iniziative il cui scopo è la gestione delle migrazioni.

Ulteriori criteri di selezione:

  • Origine dei fondi: sono tenuti in considerazione gli stanziamenti e le erogazioni di fondi disposti direttamente da organismi governativi italiani e da enti istituzionali dell’Unione Europea, ma solo nel caso in cui i progetti e fondi collegati siano implementati da organismi governativi italiani;
  • Criterio temporale: sono considerati, per la selezione dei fondi e compilazione del database, tutti quei finanziamenti disposti o erogati dal gennaio 2015 al novembre 2020, sia che i relativi progetti siano già conclusi, sia quando sono ancora in corso;
  • Criteri geografici: Il muro raccontato in questo lavoro parte dal Mediterraneo centrale per raggiungere più di venti paesi africani; questo non significa che politiche simili non siano messe in atto anche nei paesi toccati dalla così detta crisi siriana, dove l’Italia gestisce importanti programmi di cooperazione. Qui, però, la cornice di contenimento delle migrazioni è più debole e frammentata.
  • Categorie di spesa: pur esaminando quando disponibile la classificazione dei progetti identificati secondo gli indici/marker DAC dell’OECD, data la composizione mista dei fondi, attinenti non solo alla cooperazione allo sviluppo ma anche alla dimensione securitaria, umanitaria, di governance e gestione del fenomeno migratorio, si è deciso di adottare 8 categorie di spesa ad hoc, ovvero:
    1. Cause profonde: progetti di cooperazione allo sviluppo volti a intervenire in paesi di origine e transito sulle condizioni sociali e economiche alla base della partenza di cittadini di paesi africani, promuovendo percorsi di formazione e impiego;
    2. Controllo dei confini: interventi di sostegno ai governi e alle forze di sicurezza di paesi terzi per rafforzare il controllo delle proprie frontiere terrestri e aeree, tramite equipaggiamento e fornitura di mezzi, formazione, supervisione, coinvolgimento delle comunità frontaliere, e interventi di sorveglianza e monitoraggio del Mediterraneo centrale al fine di ridurre o prevenire le traversate da Libia, Tunisia, Egitto;
    3. Governance: sostegno alle autorità di paesi terzi affinché adottino misure di gestione del fenomeno migratorio (adozione di normative, rafforzamento di apparati istituzionali);
    4. Protezione: interventi di assistenza umanitaria in paesi terzi, volti alla protezione di rifugiati, sfollati interni, popolazione vulnerabile;
    5. Sensibilizzazione: campagne informative sul rischio connesso alla scelta di migrare verso l’Europa e più in generale alle migrazioni irregolari;
    6. Antitrafficking: iniziative volte a contrastare la tratta e il traffico (trafficking e smuggling, secondo le diciture inglesi accettate a livello giuridico) di esseri umani, in collaborazione con paesi terzi o lungo le frontiere marittime italiane e europee;
    7. Rimpatri: fondi per programmi di rimpatrio forzato, rimpatrio volontario assistito da Italia o paesi di transito, e reintegrazione in paesi di origine;
    8. Vie legali: programmi di accesso al territorio italiano per cittadini di paesi terzi, legati ad accordi di partenariato per la circolazione di manodopera, ovvero all’accoglienza in Italia di rifugiati, richiedenti asilo e cittadini stranieri in situazione di vulnerabilità. Non si considerano le quote d’ingresso stagionale, stabilite annualmente, a norma di legge, per l’accesso al mercato del lavoro italiano di lavoratori di paesi extraeuropei, ma esclusivamente i finanziamenti legati a programmi di cooperazione ad hoc.

    Tali categorie di spesa non sono esclusive, tanto che, quando uno stesso
    finanziamento si inserisce in più di una categoria, fino ad un massimo di tre, questa molteplice identità è stata mantenuta. La sovrapposizione e compenetrazione di interventi in ambiti diversi risulta proprio una caratteristica chiave degli stanziamenti per la dimensione esterna delle migrazioni. A livello statistico, non potendo ricondurre questa molteplicità alla spesa esatta per ogni categoria di uno stesso finanziamento, quando un progetto ricade in più di una categoria, si è suddiviso il budget totale in parti uguali per numero di categorie.

  • Soggetti attuatori: sono considerati soggetti attuatori gli organismi pubblici o privati che gestiscono o implementano il progetto per conto del donatore, dunque eventuali sub-appalti di parte del finanziamento, sotto forma di bandi di gara o contratti per altri soggetti, non sono considerati per identificare i soggetti attuatori, a livello statistico.

Siamo riusciti a ricostruire tutti i fondi destinati a questa ‘dimensione esterna’ delle migrazioni? Vorremmo dirvi di si, ma non è così. Ci sono infatti fondi di cui non esiste traccia, per esempio quella fetta del Fondo Africa gestito dai servizi segreti italiani. Altri di cui non siamo riusciti a trovare traccia, nonostante ricerche approfondite. Altri ancora, che sono incluse in voci di budget più ampie, pensate alla spesa per l’impiego di personale di polizia nei rimpatri forzati e più in generale una serie di spese legate al funzionamento del sistema di monitoraggio e pattugliamento nel Mediterraneo centrale, da parte di forze di sicurezza italiane.

Questa spesa è poi in crescita continua. Se avete dunque indicazioni o segnalazioni da fare, sono benvenute.

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