Fondo fiduciario

Lanciato durante la conferenza tra capi di stato europei ed africani di La Valletta del novembre 2015, il Fondo fiduciario d’emergenza per affrontare le cause profonde delle migrazioni in Africa è uno strumento finanziario posto al di fuori del budget dell’UE, e dunque non soggetto allo scrutinio del Parlamento comunitario. In nome dell’emergenza, il fondo utilizza procedure accelerate, senza ricorrere in modo sistematico a bandi di gara concorrenziali.

Dal 2015 a fine 2020, il fondo ha raccolto 620 milioni di euro di contributi volontari da parte degli stati aderenti (UE più Svizzera e Norvegia), ad integrazione di 4,4 miliardi di euro da fondi comunitari, in primo luogo il Fondo Europeo di Sviluppo. I primi tre donatori sono stati Germania (228 milioni), Italia (123 milioni) e Danimarca (56 milioni).

Delle tre “finestre”, ovvero aree regionali di implementazione – Sahel e Lago Ciad, Nord Africa e Corno d’Africa – la prima riceve la parte più significativa di contributi. Tra i 24 stati africani beneficiari, al primo posto troviamo il Sudan (442 milioni di euro), seguito da Etiopia (336 milioni), Somalia (312 milioni), Libia (309 milioni) e Niger (279 milioni). In Libia, il 100 per cento dei fondi, ovvero la somma più alta tra tutti i paesi, va a progetti di gestione delle migrazioni.

Mentre gli stati donatori possono vincolare i loro contributi a particolari paesi, aree geografiche e temi, il processo decisionale avviene all’interno di uno strategic board e di un Comitato operativo, tramite riunioni a cui possono partecipare anche gli stati beneficiari, ma senza diritto di voto.

Qualche nota: a maggio 2019, appena l’1,5 per cento dei fondi destinati alla gestione delle migrazioni era stato investito per creare vie regolari, secondo un policy paper di Oxfam, nonostante questo sia uno dei cinque pilastri alla base del Piano d’azione sulle migrazioni redatto a La Valletta.

Va detto poi che gli stanziamenti del Fondo fiduciario tornano in gran parte indietro: a beneficiarne, a gestire i progetti, sono per il 37 per cento attori e governi europei, seguiti da agenzie delle Nazioni Unite e ong internazionali.

Il futuro del Fondo fiduciario, esteso fino a fine 2021, è incerto. Sarà assorbito all’interno del nuovo maxi Strumento di cooperazione e di vicinato, come sembra plausibile, o verrà rinnovato come fondo a sè?

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